OPSiche offre vari tipi di percorsi di psicoterapia e si avvale di professionisti esperti in approcci d’intervento diversi, cercando così di garantire la migliore combinazione di questi in base alla natura della domanda, le condizioni sintomatologiche e le caratteristiche del richiedente.
Terapia Individuale:
Perché l’approccio sistemico-relazionale? Per affrontare problemi a livello sintomatico e più profondo, tenendo sempre in testa le relazioni importanti e la famiglia d’origine. L’individuo è il punto di ingresso, non il confine del sistema. L’obiettivo è di accompagnarlo nei passaggi cruciali della vita: il sintomo, infatti, può raccontare una difficoltà e un bisogno di riadattamento. Esplorando le relazioni, le sfide del ciclo di vita attuali e la storia passata, si può dare un nuovo significato alle difficoltà che emergono nel presente.
Terapia di coppia:
La coppia è l’unione di due persone che condividono una dimensione emotiva, sessuale e sociale. Ogni coppia nasce, cresce e si evolve, attraverso fasi e momenti di transizione: eventi prevedibili e imprevedibili che comportano una riorganizzazione, talvolta complicata. Due persone si incontrano, portando con sé due storie di difficoltà, sofferenza ma anche speranza. La consulenza di coppia dà la possibilità di approfondire le origini del conflitto, ricostruendo la storia del legame, dando un significato e mettendo in connessione il passato col presente, aprendo uno spiraglio verso il futuro.
Terapia Familiare:
La famiglia: un sistema vivo e in continua trasformazione. Un intreccio di relazioni, storie, ruoli e significati condivisi. Ogni famiglia attraversa un ciclo vitale fatto di fasi, sfide e passaggi cruciali. In ognuna di queste tappe, il sistema si riorganizza e
cerca nuovi equilibri: quando non è in grado di farlo, emerge una difficoltà in uno o più dei suoi componenti. I problemi di un membro non sono mai solo suoi, parlano sempre anche degli altri. La famiglia può essere fonte di sostegno ma anche di sofferenza: la terapia familiare ha l’obiettivo, quindi, di attivare e utilizzare tutte le risorse per gestire le fasi transitorie di sviluppo o gli eventi di vita stressanti.
Approccio Comparato
L’approccio comparato nasce a Firenze nel 1981 su iniziativa di un gruppo di professionisti guidati da Patrizia Adami Rook. Si sviluppa come metodologia di ricerca tesa a superare i confini di un’unica scuola e di un’unica prospettiva, caratterizzandosi per un’apertura verso teorie e tecniche diverse, in particolare verso quelle psicodinamiche e quelle cognitivo-comportamentali. Pur facendo parte dell’approccio teorico volto
all’integrazione e meglio conosciuto come Psicoterapia Integrata, occorre precisare che l’approccio comparato pone maggiormente l’accento sul confronto fra un modello e un altro più che sulla loro integrazione al fine di valorizzare i contributi specifici. Grande rilevanza nell’approccio comparato ha il
tailoring (Norcross, 2002) ovvero la possibilità di ritagliare l’intervento psicoterapeutico sulle peculiarità del soggetto in termini di gravità del caso, capacità di insight, risorse culturali, relazionali e di contesto.
Essenziale a tale intervento è un’accurata diagnosi che può essere sia implicita che esplicita, nonché una particolare attenzione posta all’analisi della domanda (Adami Rook, 1995).Centrale nel processo terapeutico è la relazione che si instaura tra paziente e terapeuta nei termini di transfert e controtransfert. In questo approccio, il processo terapeutico non termina al raggiungimento dell’insight ma prosegue anche
con una fase di “accompagnamento”, fase più attiva dove sono utilizzate, oltre all’interpretazione, all’esperienza emotiva-correttiva (Alexander, 1946), modalità terapeutiche più operative come prescrizioni comportamentali,role-playing, compiti graduati. La comparazione risulta essere un modello aperto in base all’assunto che i sistemi cognitivi, affettivi e comportamentali siano tra loro interagenti e che un
cambiamento in uno di questi sistemi possa avere effetti e ripercussioni sugli altri (Adami Rook, 1996).
Approccio cognitivo-comportamentale
L’approccio cognitivo-comportamentale (CBT, dall’inglese Cognitive Behavioral Therapy) è una forma di psicoterapia dimostrata valida ed efficace dal punto di vista scientifico da una considerevole e consolidata mole di ricerche di carattere internazionale. La terapia in quest’ottica si concentra sulle interazioni tra pensieri, emozioni e comportamenti: in ognuno di noi, in determinate situazioni, insorgono particolari pensieri che possono dar vita a emozioni e comportamenti problematici e fonte di malessere, dei quali spesso non siamo consapevoli. La psicoterapia cognitivo comportamentale ha lo scopo di individuare tali pensieri disfunzionali e modificarli, così da migliorare sia il benessere che il modo in cui vengono affrontate le sfide della vita. Il lavoro di terapia parte esplorando e concordando obiettivi concreti e condivisi, definendo strumenti e tecniche utili a raggiungerli, e si struttura in una modalità collaborativa di identificazione di pensieri, emozioni e comportamenti che entrano in gioco nelle situazioni di malessere con lo scopo di attivare un cambiamento in linea con gli obiettivi da raggiungere. Lo scopo della terapia è aiutare le persone a comprendere e a cambiare il modo in cui pensano e agiscono, promuovendo un cambiamento positivo e duraturo nel loro benessere psicologico.
Approccio sistemico
L’approccio sistemico relazionale nasce negli anni ‘50 negli Stati Uniti dall’applicazione della teoria sistemica allo studio della comunicazione di famiglie problematiche. Per la prima volta l’attenzione viene spostata dall’individuo alla famiglia, che viene vista come un sistema che si autoregola.
Inizialmente applicato nella terapia familiare, oggi viene utilizzato con individui, coppie, famiglie e gruppi, mantenendo al centro l’idea che ogni persona sia inserita in un sistema di relazioni interconnesse che influenzano pensieri, emozioni e comportamenti.
La terapia sistemico relazione esplora il contesto relazionale e comunicativo in cui nascono i sintomi, valorizzando la storia personale e familiare, le dinamiche trigenerazionali e i modelli relazionali appresi nel tempo. È un processo di ricostruzione, in cui pazienti e famiglie recuperano la possibilità di creare, interagendo col terapeuta, nuove storie che li rendano più forti e meno sofferenti. L’obiettivo principale non è solo la riduzione del sintomo, ma il raggiungimento di un cambiamento più profondo e duraturo.
“Ogni persona è un nodo in una rete di affetti, legami e memorie. Cambiare un nodo significa far vibrare l’intera rete”
Età evolutiva e terapia:
Quando ci si trova di fronte ad un comportamento disfunzionale di un bambino, si cerca di comprenderlo alla luce dei sistemi dove emerge e in cui il bambino è inserito. Il disagio di un bambino, infatti, è il suo tentativo disfunzionale di adattarsi ad una situazione per lui problematica. Fin dalla nascita, il bambino è immerso in un ambiente familiare dotato di sue peculiarità relazionali e proprio in questo contesto avvengono le esperienze primarie e fondamentali attraverso le quali si plasma. Comprendendo ciò che avviene in famiglia, i suoi comportamenti e le sue difficoltà diventano più comprensibili. In questa ottica, diventano di fondamentale importanza delle sedute congiunte, in presenza dei genitori, del bambino e di chi è presente nel nucleo familiare.
Terapia genitoriale:
Il ruolo genitoriale si costruisce e si trasforma nel tempo, intrecciandosi con la storia personale, le aspettative, i modelli genitoriali e le dinamiche relazionali all’interno del sistema familiare. Un intervento sulla coppia genitoriale è particolarmente indicato quando un bambino manifesta segnali di disagio o difficoltà, oppure quando all’interno della coppia genitoriale emergono difficoltà o divergenze nella gestione condivisa del ruolo educativo. L’obiettivo è di esplorare le modalità comunicative, le divergenze e le aspettative implicite e non, per promuovere una maggiore coerenza e sintonia nella relazione con i figli e nella costruzione di un ambiente familiare stabile e positivo.
Approccio cognitivo-comportamentale
L’approccio cognitivo-comportamentale (CBT) per l’età evolutiva è un modello psicoterapeutico basato sull’idea che pensieri, emozioni e comportamenti siano interconnessi. Interventi CBT mirano a modificare pensieri disfunzionali e comportamenti problematici nei bambini e adolescenti, migliorando così il benessere emotivo in modo indiretto. Quello CBT è un approccio strutturato, evidence-based e adattabile allo sviluppo del minore. Tra gli autori di riferimento figurano Aaron T. Beck e Judith S. Beck, mentre nel contesto evolutivo sono rilevanti i contributi di Kendall (1993). La CBT si è dimostrata efficace nel trattamento di ansia, depressione e disturbi della condotta in età evolutiva.
Secondo l’approccio CBT, il bambino reagisce alla rappresentazione cognitiva dell’ambiente in cui è inserito piuttosto che all’ambiente di per sé e questo avvalora l’utilità dell’intervento cognitivo per intervenire sull’emotività e sui comportamenti che poi ne conseguono.
La psicodiagnosi è un ambito della psicologia che si occupa della valutazione e comprensione del funzionamento psicologico di una persona, attraverso l’uso di colloqui clinici, test psicologici e osservazione.
È, quindi, un processo con cui uno psicologo cerca di capire come funziona una persona da un punto di vista mentale ed emotivo, indagando l’eventuale presenza di difficoltà psicologiche e individuando le risorse utili all’individuo.
L’obiettivo principale del percorso psicodiagnostico è quello di rendere più veloce ed efficace la pianificazione di un percorso psicoterapeutico, in modo da ritagliarlo precisamente sui bisogni della persona. Tale percorso ha, quindi, la funzione di orientare la diagnosi ed il trattamento dell’eventuale disturbo.
A chi è rivolto il servizio
1. Età adulta
Il/la paziente, a seguito del primo colloquio psicologico, dovrà compilare una breve batteria di test self-report, ovvero questionari di autovalutazione, in cui la persona risponde direttamente a domande o affermazioni che riguardano il proprio modo di pensare, sentire e comportarsi.
Il secondo colloquio prevede, invece, la somministrazione da parte della psicodiagnosta di un’intervista clinica semistrutturata, che prevede delle domande standardizzate, con criteri diagnostici ben precisi, per approfondire l’eventuale presenza di disturbi psicologici.
2. Età infantile e adolescenziale
La psicodiagnosta effettuerà un’intervista semistrutturata ai genitori del/della minore, in cui verranno indagate le sue principali aree di vita e l’eventuale presenza di alcuni sintomi psicologici attivi al momento del colloquio.
In un secondo incontro, svolto direttamente con il/la paziente senza i genitori, verrà condotta un’intervista adattata all’età del/della bambino/a, grazie alla quale si richiede al paziente di dare il suo punto di vista sull’eventuale disagio e sofferenza psicologica che sta provando.
Il medico psichiatra si occupa della sofferenza psichica tenendo in considerazione molteplici aspetti che vanno dalla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione. Nell’interesse del paziente e della sua salute mentale, prende in considerazione svariati ambiti che spaziano dal medico-farmacologico, a quello psicologico, sociologico e giuridico.
La valutazione psichiatrica avviene sottoforma di colloquio che viene condotto per ricostruire la storia del paziente, la sua anamnesi patologica, precedenti ricoveri e malattie. Si avvale anche di strumenti come questionari o altre valutazioni mediche e psicologiche, fornite oppure ottenute sul momento. Sempre più frequentemente, infatti, il lavoro dello psichiatra tende ad intrecciarsi con quello di altre figure professionali come lo psicologo e lo psicoterapeuta, così, il progetto che viene strutturato per il paziente è sempre più personalizzato e costruito su misura. L’intervento farmacologico è mirato non solo alla risoluzione dei sintomi manifestati, ma anche all’aspetto neurobiologico degli stessi.
OPSiche si avvale di cooperatori esterni che svolgono il servizio di Psichiatria: la collaborazione di più figure professionali consegue in un percorso mirato ed efficiente in grado di soddisfare al meglio i bisogni e le esigenze dei nostri pazienti.
Si tratta di interventi di gruppo che combinano informazione psicologica con supporto emotivo rivolto ai partecipanti, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e migliorare le competenze nella gestione di situazioni che possono metterli in crisi. Sono interventi strutturati, condotti da professionisti e mirano sia a educare che a favorire il cambiamento comportamentale, aumentando le capacità di fronteggiamento dei partecipanti e il loro automonitoraggio.
GRUPPI DI SKILL TRAINING PER ADOLESCENTI
Sono interventi di gruppo strutturati che mirano a insegnare abilità specifiche per migliorare la regolazione emotiva, la gestione dei comportamenti e le relazioni interpersonali.
Sono strutturati in 5 moduli tematici e insegnano abilità come:
● Mindfulness
● Percorrere il sentiero di mezzo (dialettica)
● Regolazione delle emozioni
● Tolleranza della sofferenza
● Abilità interpersonali
L’obiettivo dei gruppi di skills training è quello di rafforzare il funzionamento psicosociale attraverso l’apprendimento pratico e il supporto del gruppo.
Nello specifico, i gruppi di Skills training organizzati dagli Studi Psicologici Opsiche prevedono un incontro iniziale di conoscenza dei ragazzi e dei loro genitori, in cui verrà presentato il lavoro che verrà svolto nel corso delle sedute e un incontro finale, sempre con ragazzi e genitori, in cui si ufficializza la chiusura dei lavori e si apre lo spazio a feedback e domande. Il lavoro con gli adolescenti è, poi, sviluppato su 9 incontri della durata di un’ora e mezzo, che hanno l’obiettivo ultimo di favorire la gestione delle emozioni forti e dei momenti di crisi, migliorando la qualità delle relazioni con gli altri.
A ognuno di noi, durante il percorso di vita, può capitare di ritrovarsi difronte a eventi importanti che possono avere una connotazione sia positiva che negativa (matrimonio, nascita dei figli, lutto o malattia, scelte scolastiche o lavorative) e che potrebbero provocare stress o emozioni negative difficili da gestire.
Solitamente, per fronteggiare questi momenti, mettiamo in pratica delle risorse innate che ci permettono di superarli. Tuttavia, se queste risorse vengono temporaneamente meno, ci sentiamo in balia degli eventi, bloccati in queste situazioni di difficoltà.
Il sostegno psicologico supporta la persona con un intervento mirato e circoscritto agli eventi di vita specifici per alleviare il disagio e sostenere il cambiamento. L’obiettivo dell’intervento è l’incremento delle risorse che il soggetto già possiede, ma che si sente incapace di utilizzare per far fronte all’evento stressante.
Il sostegno è un percorso molto più breve rispetto alla psicoterapia in quanto il problema che ci si trova ad affrontare è più circoscritto e definito temporalmente, anche se tuttavia non c’e una durata prefissata.
L’orientamento psicologico è un intervento finalizzato a porre la persona nelle condizioni di poter effettuare delle scelte consapevoli circa il proprio progetto di vita personale/professionale.
Consiste in una serie di colloqui e attività per mettere la persona nelle condizione di prendere consapevolezza della realtà economica e sociale del contesto in cui vive. Si rivolge ai giovani e adulti che si trovano in situazioni di transizione (ad esempio nella fase di cambiamento di lavoro o nel passaggio dalla scuola al lavoro) e serve a fornire loro la capacità di prendere delle decisioni e fare scelte correlando le proprie competenze e aspettative alla realtà del mondo della formazione, del lavoro e delle professioni.
Il craniosacrale trae le sue origini dalla tradizione osteopatica. Si tratta di una pratica molto delicata e non invasiva che attraverso il contatto si propone di favorire il benessere globale della persona. Attraverso tocchi leggeri e mirati, l’operatore facilita il rilascio di tensioni presenti nel sistema cranio-sacrale — che comprende ossa craniche, colonna vertebrale, meningi e liquido cerebrospinale — sostenendo i naturali processi di autoregolazione del corpo.
Durante il trattamento, il corpo può ritrovare un ritmo più armonico e un senso diffuso di rilassamento, leggerezza e vitalità. L’intervento agisce in modo indiretto sul sistema nervoso, promuovendo equilibrio e percezione di benessere a livello fisico, emotivo ed energetico.
Per la sua delicatezza e non invasività è consigliabile a persone di tutte le età, dai neonati agli anziani, come anche in condizioni di fragilità o dolore acuto.
La pratica rientra tra le Discipline del Benessere e Bio-Naturali (DBN) riconosciute dalla Regione Toscana e si fonda su una visione integrata della persona, intesa come unità di corpo, mente ed emozioni. Questa tecnica non è una prestazione sanitaria e non sostituisce in alcun modo trattamenti medici o fisioterapici. Non formula diagnosi né cura patologie, ma affianca eventuali percorsi terapeutici nel rispetto della medicina ufficiale.